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15 agosto 2013

Chi ben comincia... #34

 Chi ben comincia... è la rubrica, creata da Alessia del blog Il profumo dei libri, con la quale vi presento l'incipit di un libro preso a caso dalla mia libreria. Ecco le regole della rubrica:


- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti




Buon ferragosto a tutti!
Come state passando questa giornata? Io non la sento molto come festività, quindi sono semplicemente a casa a godermi il freschino che è venuto fuori ieri crogiolandomi in giardino in compagnia di un bel libro (Regalami una favola...che mi sta piacendo!). Prima di rimettermi a leggere però vi volevo segnalare l'incipit di questa settimana. Il libro che vi propongo ancora non l'ho letto ma è stato scritto da un'autrice che mi ha dato una delle più belle serie che ho letto quest'anno...Il libro in questione è In verità è meglio mentire di Kerstin Gier

«È caduta?»
Ma no. Son qui sul marciapiede a rimirar le stelle. «È ferita?» Chino su di me, c’era un ragazzo. Alla luce del lampione sembrava molto bello. E mi guardava con aria gentile e preoccupata.
Peccato, un idiota.
Non è per niente facile stare alla larga dagli idioti. Ce ne sono a bizzeffe. Persino in un sobborgo desolato come questo, alle undici e mezzo di sera.
Non era l’unico spara-domande-sceme della giornata. Il primo mi era passato davanti mentre potavo la siepe di mia sorella. Per un po’ era rimasto lì a fissarmi e poi mi aveva chiesto: «Be’? Pota la siepe? A novembre?»
Era quell’odioso del vicino, che non faceva che denunciare mia sorella e suo marito. Il signor Krapfen. Il cognome mi era rimasto impresso perché in più d’un’occasione Mimi e Ronnie avevano parlato di lui e della signora Krapfen.
Le mie cesoie avevano continuato imperterrite. «No, signor Krapfen, non sto potando la siepe, sto dirigendo i Berliner Philharmoniker.»
«Come mi ha chiamato?» La sua faccia era diventata livida. Per la prima volta mi era venuto il dubbio che non si chiamasse «signor Krapfen». Anche se gli stava a pennello. «Non finisce qui!» aveva sibilato, allontanandosi a grandi passi.
Più tardi, al supermercato avevo incontrato Constanze, un’amica di Mimi. Voleva fare la simpatica, purtroppo però appartiene a quella categoria di persone che, con le loro domande stupide, danno sui nervi.
«Ehi, ciao, Carolin!» mi aveva detto, in tono amichevole. «Che ci fai qui?»
Vediamo un po’: mi aggiro per un supermercato con un carrello della spesa. Che ci faccio qui?
«Mi hanno chiamato per disinnescare una bomba al bancone dei formaggi» avevo detto. «E tu, cosa ci fai qui?»
«Ah, una spesa al volo del fine settimana.»
«Sul serio? Wow!»
Constanze mi aveva sorriso indulgente e aveva lanciato un’occhiata al mio carrello. Sedano, pastinaca, porri, panna acida e petto di galletto. Per la zuppa che voleva cucinare Ronnie per cena. Oltre a quattro bottiglie di vino rosso e una scatola di tampax. Mi aspettavo che mi domandasse: «Compri sedano, pastinaca, porri, panna acida, petto di galletto, vino rosso e tampax?» ma non lo aveva fatto. Non aveva indicato neanche i tampax dicendo: «Ah, ecco perché sei di così pessimo umore!» Si era limitata a mandare i saluti a Mimi e mi aveva augurato buona serata.
Grazie, anche a te.
Era stata davvero una buona serata. Al ritorno dalla spesa, infatti, avevo cominciato a bere vino. Dovevamo ancora metterci a tavola e mi ero già scolata la prima bottiglia. O, meglio, un bicchiere se lo era bevuto Ronnie, mentre preparava la zuppa. La seconda bottiglia avevo dovuto spartirla con Ronnie e Mimi. La terza l’avevo bevuta in solitario, quando Mimi e Ronnie erano già andati a letto. Avevo spento la luce, mi ero appoggiata sul davanzale e tra un sorso e l’altro avevo contemplato il giardino. Oltre i rami spogli del melo, la luna piena brillava d’un giallo luminoso. Sembrava una caramella al limone appiccicata al cielo. Con la punta della lingua avevo cercato di sentire se sapeva veramente di limone. Ed era stato allora che avevo capito che ero molto, ma molto ubriaca. Poiché era la prima volta che mi capitava nella vita, ero seriamente convinta che un po’ d’aria fresca mi avrebbe aiutato a ritornare sobria. Non ero andata molto lontano. Ero barcollata giù per il viottolo, avevo aperto il cancello... ed ero stramazzata sul marciapiede, perché mi ero dimenticata del gradino.
Ecco, e adesso ero qui.
Non mi rialzai da sola. Non perché mi fossi rotta qualcosa. Non provavo nessun dolore. Mi sentivo semplicemente come una saponetta bagnata. Ma era stranamente divertente, a ogni modo non potei fare a meno di ridere tutto il tempo.
E adesso c’era pure questo gentile idiota di passaggio, pronto ad aiutarmi.
«Mi senti?» Era già passato al tu, anche se io non avevo aperto bocca. «Vuoi che chiami l’ambulanza?»
Ho trovato quest'inizio molto divertente, penso proprio che la lettura non tarderà molto! Voi l'avete letto??

Alla prossima
Eliza

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