Chi ben comincia… #41

Chi ben comincia... è la rubrica, creata da Alessia del blog Il profumo dei libri, con la quale vi presento l'incipit di un libro preso a caso dalla mia libreria. Ecco le regole della rubrica:

- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti
chi ben comincia il profumo dei libri alessia


L'incipit di questa settimana è tratto da un libro che io, come molti altri, ho amato molto.Credo di non avervelo ancora proposto, ma devo farlo! E’ uno di quei libri che ti prende e ti avvolge nelle sue pagine, non puoi smettere di leggere, non puoi allontanarti dal libro. Si tratta de L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafon….
Lombra-del-vento
Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece conoscere il Cimitero dei Libri Dimenticati. Erano i primi giorni dell’estate del 1945 e noi camminavamo per le strade di una Barcellona intrappolata sotto cieli di cenere e un sole vaporoso che si spandeva sulla rambia de Santa Monica in una ghirlanda di rame liquido.
“Daniel, quello che vedrai oggi, non devi raccontarlo a nessuno” disse mio padre. “Neppure al tuo amico Tomas. A nessuno”.
“Neppure alla mamma?” domandai sottovoce.
Mio padre sospirò, trincerandosi dietro il sorriso dolente che lo seguiva come un’ombra nella vita.
“Ma certo” rispose a capo chino “Per lei non abbiamo segreti. A lei puoi raccontare tutto”.
Subito dopo la guerra civile il colera si era portato via mia madre. L’avevamo sepolta a Montjuic, sotto una pioggia battente, il giorno in cui compivo quattro anni. Ricordo che quando domandai  a mio padre se il cielo piangeva gli mancò la voce. Se anni dopo, l’assenza di mia madre era ancora un grido muto, un vuoto che nessuna parola poteva colmare. Mio padre e io abitavamo in un piccolo appartamento di calle Santa Ana, vicino alla piazza della chiesa, sopra la libreria specializzata in edizioni per collezionisti e libri usati che era stata del nonno, un magico bazar che un giorno sarebbe diventato mio, diceva mio padre. Sono cresciuto tra i libri, in compagnia di amici immaginari che popolavano pagine consunte, con un profumo tutto particolare. Da bambino, prima di addormentarmi raccontavo a mia madre come era andata la giornata e quello che avevo imparato a scuola. Non potevo udire la sua voce né essere sfiorato dalle sue carezze, ma la luce  e il calore del suo ricordo riscaldavano ogni angolo della casa e io, con la fede di chi conta ancora gli anni sulle dita delle mani, credevo che se avessi chiuso gli occhi e le avessi parlato, lei mi avrebbe ascoltato, ovunque si trovasse. A volte mi padre mi sentiva dal soggiorno e piangeva di nascosto.
Ricordo che quella mattina di giugno mi ero svegliato gridando. Il cuore mi batteva come se volesse aprirsi un varco nel petto e fuggire via. Mio padre, allarmato, era accorso in camera mia e mi aveva preso tra le braccia per calmarmi.
“Non mi ricordo più il viso della mamma. Non mi ricordo più il viso della mamma”dissi con un filo di voce.
“Mio padre mi strinse forte.
“Non preoccuparti Daniel. Lo ricorderò io per tutti e due.”

Se non l’avete ancora letto leggetelo!! Vi catturerà!
Alla prossima
Eliza

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