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22 settembre 2015

Recensione: L'estate segreta di Babe Hardy - Fabio Lastrucci

Buona sera amici lettori,
oggi vi parlerò di un libro che mi è stato gentilmente inviato dal suo autore, un libro molto particolare. Si tratta de L'estate segreta di Babe Hardy di Fabio Lastrucci


 
Titolo: L'estate segreta di Babe Hardy
Autore: Fabio Lastrucci
Editore: Dunwich Edizioni
Collana: 
Pagine: 247
Ebook: € 2,99
Cartaceo: € 9,90
Data di pubblicazione:  25 settembre 2015
Link Amazon: L'estate segreta di Babe Hardy  

TRAMA

  La favolosa Hollywood degli anni '30 si tinge di horror per un contagio ripugnante che si propaga grazie alla promiscuità dell'ambiente cinematografico. Le vittime mostrano un crescente bisogno di sangue, insieme a disturbi della personalità e bizzarri effetti collaterali. Potrebbe mai trattarsi di vampirismo? Lo sperimenteranno loro malgrado Oliver Hardy e Stan Laurel, trascinati in un incubo che coinvolge illustri colleghi - la "fidanzata d'America" Mary Pickford, l'atletico Douglas Fairbanks Sr. e Bela Lugosi - in una doppia vita da tenere nascosta alla legge, ai giornali e soprattutto al sinistro dottor Rainer Von Herb. Tra pedinamenti notturni, profanazioni di tombe, sparizioni e ricatti sventati, le disavventure di Laurel e Hardy attireranno le indagini di un cocciuto tenente di polizia. Il duo incrocerà occultisti dispeptici e truffaldini, criminali di mezza tacca, cacciatori di vampiri e il terribile patriarca Arthur Jefferson, venuto dall'Inghilterra per restituire Stan Laurel al teatro. L'azione si mescola all'umorismo nero in una black comedy che omaggia i miti del cinema attraverso una narrazione rapida e vivida. Come la finzione del grande schermo, tutto si rivelerà molto diverso da ciò che appare. La spiegazione di ogni cosa giungerà in un convulso faccia a faccia con l'unico uomo a Los Angeles che conosce la vera natura del clan dei "notturni".




Credo che un libro così non si incontri tutti i giorni. Già il genere è tutto un programma, è un horror umoristico. E vi dirò di più, l'autore ha riunito in questo romanzo l'horror classico (vampiri, riesumazioni di cadaveri, vicoli bui e maleodoranti), lo humor del grande schermo anni '30 e il gotico letterario.
La storia nasce da un'idea talmente assurda e particolare da non poter non attrarre il lettore: nella calda e soleggiata Hollywood degli anni '30 un misterioso morbo vampiresco colpisce molti lavoratori del cinema, comprese grandi star del grande schermo, come il duo Laurel & Hardy; il riserbo deve essere totale, nessuno deve sapere, eppure sembra che qualcuno sia sulle tracce dei contagiati.

Fabio Lastrucci ci propone una storia fantasiosa e diversa, muovendosi sul sottile filo dell'assurdo e spingendo il lettore in un racconto in cui realtà e finzione (letteraria  e cinematografica) si alternano in maniera costante. Nelle fumose atmosfere della Hollywood anni '30 ritroviamo quindi nomi noti del cinema ma che effettivamente poco conosciamo, o meglio che magari conosciamo solo nei loro ruoli buffi e scanzonati, attraenti e seduttivi, spaventosi e patinati, e che qui ci risultano un po' più familiari, più vicini, vorrei dire più umani ma il termine sembra fuori luogo.
L'idea che è alla base, dicevo, è assurda ma anche molto accattivante, tuttavia , andando al sodo, la storia convince e non convince. La pecca principale per me è che l'intreccio è troppo semplice e stringato, tanto da non dare l'idea di portare ad una vera storia. Sembrano più che altro piccoli episodi o clichè ammonticchiati insieme senza una vera unione. Questo comporta una certa confusione durante la lettura, spesso non si capisce come un capitolo si colleghi ad un altro, cosa sta succedendo, dove siamo; questo caos viene esasperato anche dalla grande quantità di personaggi che entrano in scena, nomi famosi si mescolano a nomi meno noti al lettore moderno, ma anche i personaggi di fantasia non sono pochi. Tante voci a raccontare il proprio punto di vista, la propria situazione,  a mio avviso troppe.
Eppure non me la sento di bocciare in toto questo libro perchè il suo autore ha saputo rischiare, ma soprattutto ha saputo creare atmosfere veramente stupefacenti, spostandosi in maniera fluida  e naturale dalle grandi ville, ai set cinematografici, ai vicoli squallidi fino ai cimiteri. Ha inoltre ricreato in pieno l'Hollywood di quegli anni, quando il cinema, da poco approdato al sonoro, ma ancora in bianco e nero, era quasi un lavoro da pionieri, in cui l'attore doveva saper catturare lo spettatore. Nella prefazione si legge "Leggere questo libro è come guardare un film" e in fondo è vero, anche nell'impostazione dell struttura e nel ritmo secco del racconto sembra quasi di leggere il copione di un film.
Come avrete capito il racconto in se non mi ha convinta, intrattenuta certo, ma non sono certa che questo basti. Sono invece molto più convinta delle dote di questo scrittore italiano che magari spero di poter rileggere con una storia più complessa e più forte.

Voto

Alla prossima
Eliza

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