Recensione: L'eredità - Louisa May Alcott

Buon pomeriggio amici lettori,
il cielo grigio incombe fuori dalla mia finestra, clima giusto per mettersi a scrivere un po'. Quindi, accendo playlist Spotify (arcipippolina come sono giovane...), cuffie e apro il blog. Di cosa vi parlo oggi? Vi propongo la recensione di L'Eredità di Louisa May Alcott.


Titolo: L'eredità
Titolo originale: The inheritance
Autore: Louisa May Alcott
Editore: Jo March
Collana: Atlantide
Pagine: 144
Ebook: € 
Cartaceo: € 12,00
Data di pubblicazione:  31 maggio 2015
Link Amazon: L'eredità  

TRAMA

Protagonista del romanzo è Edith Adelon, una povera orfana di origini italiane, accolta e allevata dalla nobile famiglia inglese degli Hamilton, presso i quali diviene istitutrice e poi compagna della giovane Lady Amy. Una lunga lettera svelerà alla ragazza l'inverosimile mistero della sua nascita. Scritto sotto l'influenza dei romanzi gotici in voga al tempo, ancora acerbo nello stile eppure originale nella stesura, "L'eredità" è, dunque, il primo esperimento letterario di colei che diventerà la celebre autrice di "Piccole donne".



Dovete sapere che molto spesso dietro i libri che si trovano sulle mie librerie si nasconde una storia, per quanto piccolo o grande esso sia c'è sempre un aneddoto che riguarda la loro scoperta, il loro acquisto o comunque il loro arrivo tra le mie mani. L'Eredità della Alcott non fa eccezione. A maggio, mentre circa tre quarti dei blogger italiani stavano preparando le valige alla volta di quel di Torino per il Salone internazionale del Libro, io ero qui che mi rodevo il fegato e mi sfogavo su un barattolo di Nutella, anche perché avrei avuto modo di andare grazie a Laura La Libridinosa e alla sua ospitalità, ma non era proprio il momento per fare armi e bagagli e partire. Quindi potete immaginare la mia tristezza. Però non potevo resistere alla tentazione di avere un libro che aveva "respirato" l'aria del Salone e così ho commissionato proprio a Laura e alle altre Lgs questo acquisto, una succulenta anteprima che la Jo March, casa editrice che non smetterò mai di ringraziare per i piccoli gioielli che porta in Italia, portava proprio a Torino. Quindi L'Eredità di Louisa May Alcott dopo un rapido giro posta è arrivato nella Biblioteca.

Tutti voi conoscete la Alcott, la mamma delle Piccole Donne (e dei seguiti, a mio parere, meno felici), sicuramente una delle più preziose scrittrici americane. Negli anni 90 del '900 un caso fortuito portò due ricercatori ad avere tra le mani un manoscritto autografo del 1849 di Louisa May Alcott, questo manoscritto, L'eredità, che non è altro che il primo romanzo che la scrittrice americana scrisse all'età di 17 anni. Pur nella sua brevità e innocenza possiamo già trovare in esso alcuni elementi che poi una Alcott più matura riproporrà nel suo grande capolavoro: la ricerca di se stessi, la purezza dell'animo e dei sentimenti, la ricerca di un nido familiare caldo e rassicurante, una protagonista semplice ma al tempo stesso controcorrente. Se nelle avventure della famiglia March Jo, ragazza acuta e scapestrata, più interessata alla letteratura che ai pizzi, quasi una suffragetta in miniatura, non era altro che il doppio letterario dell'autrice, cresciuta coi dettami paterni del Trascendentalismo, qui Edith è una Jo March ancora acerba, priva di quell'acume e di quello spirito che ritroveremo nella protagonista di Piccole Donne, ma con già i suoi principi e i suoi intenti, con il suo ideale di amore e la sua forza espressiva. Se Piccole Donne sarà la dimostrazione su carta delle paure nella crescita, della difficoltà di trovare la propria strada nella vita, dei dolori che porta con se la fine della fanciullezza, L'Eredità lo anticipa nelle sue linee principali, non con lo stesso pathos che troveremo più avanti nella Alcott, ma con la stessa semplicità e lo stesso "sugo della storia": da soli facciamo la nostra strada e il nostro destino, finché soli non siamo più e "le nostre mani vuote, vuote non saranno più".
L'Eredità rispecchia tutta l'innocenza ma anche la forza sentimentale di una diciassettenne che  guarda al futuro, un futuro che per la Alcott non prevedeva nulla di buono viste le difficoltà anche economiche in cui vessava la sua famiglia. Nonostante però questo clima tutt'altro che rassicurante nelle righe di questo breve romanzo si affacciano anche la speranza  e la fiducia: la speranza di trovare il proprio posto nel mondo e la fiducia di mantenere saldi i propri principi, anche nel momento in cui si viene accusati. Certo, la penna della Alcott è qui ancora acerba  e lo si nota in più parti, soprattutto nei punti in cui la fretta la porta a riassumere in una breve frasi eventi che sarebbe stato interessante (o opportuno) affrontare in maniera più esaustiva. C'è una certa fretta, come la necessità quasi fisiologica di arrivare al punto, di mostrare quello che succederà. Questa fretta diventa palese nell'escamotage letterario della lettera rivelatrice, usato per dimostrare i nobili natali della povera Edith, ma che passa quasi in sordina di fronte ai maneggi malevoli della perfida Ida; leggendo questa lettera, il suo povero messaggero  e lo stesso padre di Edith non restano impressi, tanto che ho dovuto riprendere in mano quelle poche pagine per ricordarmi di che si parlava.

In conclusione: in questo breve romanzo si notano già le basi della scrittura della Alcott, la sua forza espressiva, le sue tematiche semplici, quasi casalinghe, ma dal forte impatto sociale, la visione del mondo che la circonda e del periodo storico, reso particolare dalle idee paterne, che sta vivendo; eppure bisogna ricordare che è il romanzo di una diciassettenne e quindi ancora intriso di una certa ingenuità e soprattutto dalla mancanza di una forte struttura narrativa (per lo più ripresa dai romanzi gotici dell'epoca). E' già la Alcott, ma una Alcott in divenire!

Giudizio


Voto

Alla prossima
Eliza


CONVERSATION

4 commenti:

  1. L'ha scritta Lamù questa recensione?

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    1. E quel briciolo di serietà rimasta... ciao ciao!

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  2. Proprio oggi ho recensito Piccole donne, da poco riletto per risvegliare la fascinazione che ne avevo ricevuto da ragazzina. Nella curiosa coincidenza di questa tua recensione trovo ulteriore entusiasmo, come se avessi aperto una porta verso il mondo di questa autrice prima di essere la madre delle piccole donne, per citare le tue parole. Molto interessante leggere di questa acerbità e dell'urgenza narrativa della Alcott, che, invece, nel romanzo successivo è paziente e accurata.
    Buone letture! :)

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