Recensione: Pista nera - Antonio Manzini

Buongiorno lettori!
Finalmente anche io ho iniziato la serie dedicata al vicequestore Rocco Schiavone. La serie tv che presto (a novembre) arriverà sulla Rai mi ha spronato molto, ma quello che mi ha convinto del tutto sono stati giudizi di amiche e blogger (ma anche amiche-blogger); oramai sembra esserci infatti una Rocco-mania dilagante. Naturalmente si inizia dal primo e quindi... ecco a voi la mia recensione di Pista nera di Antonio Manzini



Pista nera
di Antonio Manzini
Sellerio Editore | La memoria | 278 pagine
ebook €8,99 | cartaceo €13,00
31 gennaio 2013

Trama. Semisepolto in mezzo a una pista sciistica sopra Champoluc, in Val d'Aosta, viene rinvenuto un cadavere. Sul corpo è passato un cingolato in uso per spianare la neve, smembrandolo e rendendolo irriconoscibile. Poche tracce lì intorno per il vicequestore Rocco Schiavone da poco trasferito ad Aosta: briciole di tabacco, lembi di indumenti, resti organici di varia pezzatura e un macabro segno che non si è trattato di un incidente ma di un delitto. La vittima si chiama Leone Miccichè. È un catanese, di famiglia di imprenditori vinicoli, venuto tra le cime e i ghiacciai ad aprire una lussuosa attività turistica, insieme alla moglie Luisa Pec, un'intelligente bellezza del luogo che spicca tra le tante che stuzzicano i facili appetiti del vicequestore. Davanti al quale si aprono tre piste: la vendetta di mafia, i debiti, il delitto passionale. Quello di Schiavone è stato un trasferimento punitivo. È un poliziotto corrotto, ama la bella vita. Però ha talento. Mette un tassello dietro l'altro nell'enigma dell'inchiesta, collocandovi vite e caratteri delle persone come fossero frammenti di un puzzle. Non è un brav'uomo ma non si può non parteggiare per lui, forse per la sua vigorosa antipatia verso i luoghi comuni che ci circondano, forse perché è l'unico baluardo contro il male peggiore, la morte per mano omicida ("in natura la morte non ha colpe"), o forse per qualche altro motivo che chiude in fondo al cuore.

Dopo un paio di fregature ho pregato con tutta me stessa davanti a questa lettura ... Ti prego, ti scongiuro, fa che mi piaccia! Anche perché poi chi lo dice a Lea se lo devo bocciare? Io mica c'ho il coraggio! Lei mi fa gli occhioni da cucciolo! Con un po' di timore quindi ho iniziato a leggere. Una volta superato il blocco emotivo che i Sellerio tutte le volte mi danno (eh scusate, non è cattiveria, ma a me 'sto formato non è mai andato giù) mi sono buttata tra le pagine del libro di Manzini e... sospiro di sollievo, mi piace! Anzi mi è piaciuto tantissimo!

Non starò a raccontarvi molto sulla storia che sicuramente già conoscete nelle sue linee essenziali. Su una pista vicina a Champoluc viene rinvenuto semi sepolto nella neve il cadavere di un uomo schiacciato da un gatto delle nevi. Chi è la vittima? E, soprattutto, si tratta di incidente o di omicidio? Ad indagare è il vicequestore Rocco Schiavone, romano romano, vissuto da sempre nel cuore di Trastevere, finito lassù tra le montagne a battere i denti dal freddo, nelle immancabili Clarks, per un non ben precisato sgarro.
Ecco il succo è questo. La storia mi è piaciuta perchè è un giallo classico, con un morto, un'indagine e una soluzione, però ha il grande pregio di non essere banale, di non essere prevedibile (io almeno non c'ero arrivata) e di essere scritta benissimo. La lettura scorre veloce e serrata. I capitoli lunghi, che di solito odio con tutto il cuore, qui invece non mi hanno dato fastidio, anzi, mi hanno spronata a leggere sempre di più per scoprire chi e perchè.

Ma il vero motore del romanzo è lui, Rocco Schiavone, l'antipoliziotto per eccellenza. In un mondo "letterario" popolato da Montalbano & co, poliziotti col cuore puro, il pallino per il giusto e corretto, per l'indagine pulita, oramai triti e ritriti, finalmente fa la sua comparsa un protagonista con tutte le caratteristiche giuste per essere odiato e che invece ti colpisce al cuore, ti affezioni e non vuoi più abbandonarlo. Rocco Schiavone è un uomo disilluso, dalla giustizia, dall'amore, dal mondo in generale. In lui c'è qualcosa di rotto che possiamo per ora solo intuire e che lo ha segnato profondamente portandolo a vivere una vita quasi da estraniato, fatta di lavoro in un posto che odia, donne, fumo e affari poco puliti. Rocco cerca la giustizia, la afferra e la urla in faccia al o alla colpevole di turno. La sua idea di indagine di polizia non è ortodossa e soprattutto non è corretta, ma produce il risultato e in appena cinque giorni arriva alla soluzione del caso già classificato come " una rottura di coglioni di grado 10". Non c'è niente da fare, di Rocco ci si innamora proprio per il suo caratteraccio, per il fatto che non ti gratifichi mai con un sorriso, per la sua aria da perenne incazzato, ma anche per la sua niente affatto comune dote di infilare il naso nel posto giusto e di scovare quello che ai più non risulta così evidente.

Voto


Alla prossima




CONVERSATION

10 commenti:

  1. Una volta avevate paura di me che mi arrabbiavo! Ora c'è Lea con i suoi occhioni che ci frega tutte!! Io comunque ero sicura che di Rocco ti saresti innamorata pure tu, quindi benvenuta nel club!

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    1. Fa gli occhioni Lea! Come le si può resistere??

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  2. Lea sta contagiando l'etere! Una volta tanto è bello essere contagiati. Benvenuta tra le groupie di Rocco 😊

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    1. Siiii!! Bello essere contagiata... oddio detta così sembra brutto....

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  3. io sono nella tua stessa situazione, voglio iniziarlo e ho il terrore! Però ora ho un motivo in più per provarci e farmi risucchiare nel vortice di Rocco!

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  4. io invece avevo capito abbastanza presto chi fosse l'assassino ma ciò non mi ha tolto il gusto della lettura proprio perché trovo che sia proprio rocco a far la differenza!

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    1. Io avevo intuito un pezzetto della storia... però il resto mi ha stupito veramente! E poi si, Rocco è Rocco!

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