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16 marzo 2017

Recensione: La Locanda dell'Ultima Solitudine - Alessandro Barbaglia

Buongiorno lettori!
oggi ho per voi un post speciale. Come vi ho annunciato quest'anno La Biblioteca di Eliza avrà un ruolo all'interno del Premio Bancarella. Insieme ad altri 8 blog, infatti, vi accompagneremo nel percorso che ci porterà alla proclamazione del 16 luglio del vincitore. Come? Prima di tutto con alcuni post dedicati al Premio e poi naturalmente con le recensioni dei libri della Sestina dei finalisti che è stata rivelata durante la conferenza stampa del 10 marzo (vi rimando ai post de La Libridinosa e de La lettrice sulle nuvole presenti all'evento). Io oggi vi proporrò la prima recensione (che in realtà è la seconda, il libro di Lorenzo Marone l'ho recensito in tempi non sospetti) di uno dei libri finalisti, ma prima sarà meglio ricordarvi quali sono i finalisti della 65esima edizione del Premio Bancarella:

- Gocce di veleno di Valeria Benatti, Giunti
- Il giardino dei fiori segreti di Cristina Caboni, Garzanti
- I Medici. Una dinastia al potere di Matteo Strukul, Newton Compton Editori
- La Locanda dell'Ultima Solitudine di Alessandro Barbaglia, Mondadori
- La guardia, il poeta e l'investigatore di Jung-Myung Lee, Sellerio
- Magari domani resto di Lorenzo Marone, Feltrinelli (QUI la mia recensione)

Oggi vi parlerò de La Locanda dell'Ultima Solitudine di Alessandro Barbaglia.

La Locanda dell'Ultima Solitudine
di Alessandro Barbaglia
Mondadori | Omnibus | 163 pagine
ebook €8,99 | cartaceo €17,00
17 gennaio 2017 | scheda Mondadori

Trama
Libero e Viola si stanno cercando. Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio... Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell'Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che, lì e solo lì, in quella locanda tutta di legno arroccata sul mare, la sua vita cambierà. L'importante è saper aspettare, ed essere certi che "se qualcosa nella vita non arriva è perché non l'hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo". Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. Bisogno, il minuscolo paese in cui abita da sola con la madre dopo che il padre è misteriosamente scomparso, le sta stretto, e il desiderio di nuovi orizzonti si fa prepotente. Intanto però il lavoro non le manca, la collina di Bisogno è costellata di fiori scordati e le donne della famiglia di Viola, che portano tutte un nome floreale, si tramandano da generazioni il compito di accordarli, perché un fiore scordato è triste come un ricordo appassito. Libero vive invece in una grande città, in una casa con le pareti dipinte di blu, quasi del tutto vuota. Tranne che per un baule: imponente, bianco. Un baule che sembra un forziere, e che in effetti custodisce un tesoro, la mappa che consente di seguire i propri sogni. Quei sogni che, secondo l'insegnamento della nonna di Viola, vanno seminati d'inverno. Perché se resistono al gelo e al vento, in primavera sbocciano splendidi e forti. Ed è allora che bisogna accordarli, perché i sogni bisogna sempre curarli, senza abbandonarli mai. Libero e Viola cercano ognuno il proprio posto nel mondo, e nel farlo si sfiorano, come due isole lontane che per l'istante di un'onda si trovano dentro lo stesso azzurro. E che sia il mare o il cielo non importa. La Locanda dell'Ultima Solitudine sorge proprio dove il cielo bacia il mare e lo scoglio gioca a dividerli. La Locanda dell'Ultima Solitudine sta dove il destino scrive le sue storie. Chi non ha fretta di arrivarci, una volta lì può leggerle. Come fossero vita. Come fossero morte. Come fossero amore.


"SIAMO SEMPRE APERTI.
TRANNE QUANDO SIAMO CHIUSI, 
PER PRENOTAZIONI CHIAMARE ORE PASTI.
NON ARRABBIATEVI SE NON RISPONDIAMO: 
STIAMO MANGIANDO"
Non sempre parlare di un libro è facile, perchè ci sono quelle storie che, superata la parola fine e chiuso il libro, ti lasciano spiazzata e anche un po' stranita. Così è per il libro di Alessandro Barbaglia. L'ho finito nel pomeriggio di ieri e c'ho pensato per tutto il resto della giornata: cosa scrivere sulla storia di Libero e Viola? O meglio, sulla storia della Locanda dell'Ultima Solitudine?
Ragionando ragionando sono arrivata ad una soluzione, iniziare questa recensione con un consiglio: addentratevi nelle pagine di questo libro solo a mente libera e se anche a voi, come a me, piace sognare. Perché è questo che vi sembrerà di trovare, un sogno, in cui una Locanda, una nave mancata, che sorge su uno scoglio stretto tra mare e cielo, diviene un luogo non luogo, dove incontrarsi, dimenticarsi di vivere e ricordarsi di dover morire. Temi alti, profondi, di quelli che scavano l'animo del lettore e si annidano in lui ma che l'autore ha saputo trattare con leggerezza, quasi con gli occhi di un bambino.

La Locanda dell'Ultima Solitudine è punto di inizio della nostra storia ma anche fine, a creare un cerchio che unisce Libero, abitante della Città Grande, e Viola, vissuta da sempre a Bisogno. Non vi dirò cosa, come e perchè Libero e Viola si incontrano, ma vi dirò chi sono i nostri due protagonisti. Libero lo è di nome ma non di fatto, o meglio non più, perchè alla ricerca della sua Lei dalle labbra rosso Nebbiolo inciampa nell'errore  e sposa la persona sbagliata, che gli riempie la casa ma non la vita e il cuore. Viola vive con la madre Margherita e come tutte le donne della sua famiglia ha il nome di un fiore e l'abilità di accordare i fiori, un ruolo e una vita che le stanno strette. E se Libero ama le attese, ne assapora il gusto e ne apprezza lo svolgersi, Viola non riesce più a stare lì, ad aspettare un padre scomparso da tempo a cui scrive lettere mai spedite e una nuova, ennesima idea della madre.

Quella che mi sono trovata a leggere è una storia intensa e densa di sentimenti, una storia che sa parlarti di amore e morte, vita e ricordo senza lasciarti con l'amaro in bocca ma con quasi un senso di pace e giustizia. Ti accompagna in questa sorta di luogo magico in cui si può mangiare solo in due, dove nessuno da tempo immemore ha pernottato e in cui semplici cuor di patate si trasformano magicamente nei piatti desiderati. E ti ritrovi a sperare che un luogo del genere esista davvero, che seguendo un cane nero, che inspiegabilmente puff, sparisce, ti ritrovi alla sua porta, dove tutto ha inizio e fine.
Leggere questo libro vi farà entrare in una fiaba moderna, raccontata con dolcezza e buonumore, in cui il principe alla ricerca del vero amore c'è ma si perde dietro le lusinghe della donna sbagliata, un cane dal quanto mai azzeccato nome di Vieniqui sa sparire e la principessa di turno, praticamente orfana di padre, dovrà addentrasi nel bosco per trovare ciò che sta cercando in una Locanda su uno scoglio stretto tra mare e cielo.

Alla prossima




11 commenti:

  1. come forse avevo scritto ho deciso di leggere tutti i libri in lizza, e La locanda è tra i prossimi. Sono contenta ti sia piaciuto, mi da un incentivo in più a leggerlo.
    spero solo di riuscire a farlo presto :)

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    1. E' un libro molto poetico, spero ti piaccia! ;)

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  2. Sono oltre la metà, praticamente. Non è il mio genere - amo poco le letture poetiche, oniriche: ci siamo capiti - però si legge con piacere. E già è qualcosa, per i miei canoni. :)

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    1. Guarda a me è successa una cosa strana con questo libro: non riuscivo a leggerne tanto tutto insieme, però quando leggevo avevo voglia di proseguire. O magari sono solo io ad essere strana :D

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    2. Ahahah, comprendo. Io l'ho letto solo in autobus, praticamente. :)

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  3. Devo assolutamente leggere questo libro! La sestina finalista è molto bella :)

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    1. La sestina piace molto anche a me, la trovo varia e interessante ;)

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  4. non vedo l'ora di cominciarlo e le tue parole mi fanno ben sperare!

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