Recensione: Le giocatrici - Marilena Lucente

Buongiorno lettori,
dopo la parentesi milanese che tante emozioni mi ha dato (ancora devo riprendermi!) torniamo a parlare di libri. Oggi vi proporrò la recensione del libro che mi ha accompagnato durante il viaggio in treno, Le giocatrici di Marilena Lucente, che mi è stato gentilmente inviato dalla casa editrice Edizioni Spartaco.

Le giocatrici. Lotto. Slot machine. Bingo
di Marilena Lucente
edizioni Spartaco | dissensi | 155 pagine
 cartaceo €10,00
16 aprile 2014 | scheda edizioni Spartaco

Trama
Teresa è una scommessa persa: per pagare un debito di gioco, suo padre l'ha fatta sposare con Perzechella, uomo freddo e calcolatore che vince a carte, stravince al Lotto e nasconde i soldi nella fodera del suo paltò. È la fine degli anni Settanta: una quaterna secca sognata, non giocata ma estratta, scatena la febbre di una intera comunità messa a confronto con le leggi del destino. Niente a che vedere con la compulsività delle slot machine, lo straniamento fisico e mentale che vivono oggi i giocatori, la vicinanza all'universo della malavita, il vortice di negatività in cui si precipita dopo aver perso tutto: brucia, brucia il bar Las Vegas, rifugio infernale di Anna, che ora ha solo gli occhi, la bocca e il cuore pieni di cenere. Intanto si accendono le luci della sala Bingo dove donne sole vivono nell'attesa di riscattarsi dal passato, girare pagina, rincorrere un amore che vola sulle ali di una farfalla. Solo che ancora una volta bisognerà misurarsi con il caso, la buona e la cattiva sorte. Frenesia, speranze, illusioni e sconfitte: un racconto declinato al femminile, quello di Marilena Lucente, che esplora il fenomeno del gioco, un mondo popolato di figure inquietanti e dolci al tempo stesso. Si vince e si perde, ci si incontra, ci si detesta, si piange e si ride, si scopre che farcela da sole è impossibile perché "il desiderio, l'amore, la morte: sono questi i tre fottutissimi giochi della vita".

Quelli che vincono, come minimo, perdono la pace

Quello che mi ha accompagnato nel mio viaggio in treno è stato un libricino piccolo ma denso di riflessioni. Come il titolo ci dice parla di giocatrici, di vere e proprie malate del lotto, delle slot machine, del bingo, dei gratta e vinci, di tutto quel sistema che solitamente ci rifila la frasetta di circostanza "gioca responsabilmente" ma che non tiene conto delle vite che ci sono dietro a quei numeri e a quelle monetine grattanti. Tre donne, perchè questo è un libro tutto al femminile, tre storie collegate tra loro dalla malattie del gioco e non solo. Iniziamo con Teresa ceduta dal padre per un debito di gioco ad un marito che non la ama, non la vuole e la chiama La Diavola, un marito che non la conosce e che di lei non sa niente, neanche che gli sfila banconote dalla giacca per giocare a Lotto. Una partita persa in partenza, questo è Teresa, una donna che cerca nel modo sbagliato di dare una svolta alla sua vita e a quella dei figli Anna e Nicola. Una quaterna secca sognata la porta in un vortice discendente, alla ricerca di quella piccola somma da investire. Che cosa è disposta a dare Teresa per averla? Saltiamo qualche anno e troviamo Anna, si quella Anna, cresciuta, sposata e disoccupata, lasciata a casa dall'oggi al domani; nella tristezza della sua solitudine personale e del fallimento Anna si attacca a quelle macchinette del bar Las Vegas, calamite di sogni e distributrici di delusioni. Questo sente Anna, un vuoto, una delusione continua che la spinge a giocare sempre di più, tutto, e ancora e ancora, fino a trovarsi davanti la persona sbagliata. E infine Silvana che ha invece la mania del Bingo, dove arriva accompagnata dall'autista Nicola (si, lui, quel Nicola); Silvana non si è fermata neanche davanti ad una rapina e al ferimento del genero, il Bingo la chiama, nonostante il microcosmo che lo abita.
Quello del gioco è un tema a cui fortunatamente non mi sento vicina (non ho mai capito come funziona il lotto e comunque perdo pure ai solitari, quindi...) eppure la lettura è stata molto coinvolgente. L'autrice ha saputo presentare le sue protagoniste in maniera giusta, proponendo la loro come una vera malattia ma non scusandole, ne sottolinea le colpe, l'incapacità ad uscirne, ma non si nasconde dietro ad una banale scusante. Insomma da alle sue protagoniste meriti e colpe  presenta al lettore lo squallore in cui si sono infilate. Il tutto con una scrittura molto coinvolgente, di quelle che sanno farti entrare nella storia e apprezzare le tante sfaccettature del racconto.
E' un racconto forte ma anche molto sincero, e questo mi è molto piaciuto, perchè non da versioni edulcorate o banali, presenta la vita "malata" di queste tre donne, i limiti che toccano o superano, i sogni che infrangono, ma anche quel pizzico di speranza che comunque rimane.
E' stata una lettura interessante, toccante, che si completa velocemente e che ti lascia un po' di magone al pensiero di quante vite il gioco rovina ogni giorno, quante storie simili si trovano davanti alle slot machine o ad un gratta e vinci.

Alla prossima


CONVERSATION

2 commenti:

  1. Un libricino sì, ma molto molto ricco di spunti e riflessioni. Sembra proprio una bella lettura! :)

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